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Culto ed arte

La  chiesa di San Nicola ha accumulato nelle sua secolare storia autentici tesori d’arte.
Per una rapida e ordinata rassegna essi possono classificati, oltre per le diverse tecniche impiegate, in base ai temi religiosi che li hanno ispirati : il culto mariano, il culto di  S. Nicola, il culto di S. Agostino.
L’opera d’arte che maggiormente caratterizza la chiesa è la Madonna del Parto. Una bella e imponente statua, risalente al XVII che troneggia sull’altare maggiore ed è attribuita allo scultore Orsolino, discendente da una famiglia di artisti lombardi attivi a Genova tra il ‘500 e il ‘700. La statua non è solo un omaggio alla Madre di Gesù ma è una poderosa testimonianza alla fede di un fratello laico, un questuante di nome fra Giovanni di S. Maria, che nei difficili  dell’era napoleonica, riuscì non solo a salvare la statua, trasportandola dal convento della Visitazione (soppresso per ordine delle autorità) ma a conservarne il culto a San Nicola  ricorrendo all’astuzia di trasformare la chiesa in una sorta di oratorio privato (vedi  Storia). Strettamente legato alla statua della Madonna del Parto e l’altare in marmo nero, proveniente anche dal convento della Visitazione. Tale altare sostituì, sempre per merito dell’intraprendente fra Giovanni, il preesistente altare in marmi policromi trasportato a sua volta nella chiesa parrocchiale di Moneglia.E' rimasto in San Nicola un bel portale in marmi intarsiati, situato attualmente sulla destra dell'altare maggiore.

Foto a sinistra:
Chiesa di S. Nicola prima del bombardamento del '42

Foto a destra:
Altare maggiore - Statua della Madonna del parto
Un'altra bella opera di ispirazione mariana è la cappella dell'Apparizione, dedicata alla Madonna della Guardia.
Tra le opere dedicate a San Nicola spicca la Cappella laterale destra,con il bel gruppo ligneo raffigurante la Madonna, San Nicola e le anime del purgatorio. La cappella, danneggiata durante i bombardamenti, è stata ricostruita e ornata con pregevoli affreschi di E. Mazzini(1950). Tra questi meritano citazione due:" San Nicola celebra la messa e libera un'anima del Purgatorio" e "Cristo che scende tra le braccia di S. Nicola. Sul medesimo soggetto esiste una pala, attualmente sistemata a fianco dell'altar maggiore lato sacrestia, del pittore G.A. Carlone (secolo XVII). L'opera molto intensa nell'ispirazione, da un senso grandioso di partecipazione con una ricchissima folla di personaggi, investiti da vivide lame di luce .La tecnica pittorica utilizzata, con pennellate energiche e forti contrasti di luce, conferisce al quadro un aspetto moderno, abbastanza distante dai modelli seicenteschi
Sempre del Carlone esisteva un altro pregevole dipinto, prospetticamente molto ardito: "la gloria di S. Nicola", andato purtroppo distrutto con le bombe. Sempre dedicato a San Nicola vi è un lavabo in marmo che reca sulla sommità la statua del santo
Foto a sinistra:
G.A. Carlone-Cristo che scende tra le braccia di S.Nicola

Foto a destra:
G.A. Carlone- La gloria di S. Nicola (opera andata distrutta sotto le bombe)
Tra le opere ispirate dalla devozione a S.Agostino grande rilievo deve essere dato al dipinto di B. Guidobono: "S.Agostino riceve la cintura della Vergine Maria, Madre di Consolazione", che si trova nella cappella dell'ordine. Nella stessa cappella si trova un dipinto di anonimo intitolato: "S. Agostino lava i piedi a Gesù"
Foto a sinistra:
Anomimo- S. Nicola lava  i piedi a Gesù

Foto a destra:
B. Guidobono    "S. Agostino riceve la cintura della Vergine Maria, Madre di Consolazione"
Naturalmente non tutte le opere pittoriche presenti rientrano nella rigida schematizzazione indicata all'inizio. Tra le opere che meritano apprezzamento citiamo le tele di G.B. Paggi (secolo XVII), che si trovano nella Cappella della Misericordia, e lo spendido soffitto affrescato dei fratelli Semino che rende unica per bellezza la sacrestia della Chiesa. Particolarmente belle le scene di Mosè e il serpente di bronzo, della via Crucis e la Resurrezione. Sempre nella sacrestia sono da segnalare i mobili in noce, scolpiti del XVII secolo e restaurati nel 1975
    
Come facilmente si può dedurre dalle date riportate, molte delle opere che arricchiscono la chiesa sono del XVII e in gran parte frutto di donazione di nobili, proprio quelli stessi nobili con i quali i frati erano in profondo contrasto. Come si spiega questa apparente contraddizione? I nobili in effetti con le loro donazione cercavano di mettere i frati in una posizione di subalternità in modo da ottenerne il giuspatronato, cioè la tutela giuridica, incarico e titolo che a quell'epoca rappresentava uno status symbol. Comprensibile quindi l'atteggiamento dei religiosi attenti a mantenere la loro indipendenza, premessa per un corretto operare.